IL FANTASMA DELLA DARSENALa tradizione che diede origine al personaggio di “Fasulin” si riferisce al materassaio Ambrogio Fasoli, vissuto in Pavia nel secolo XVIII e morto vedovo verso i quarant’anni. Questo poveretto, dopo la morte della moglie alla quale era molto legato non si riebbe più e fu colpito da problemi psichici. Era solito uscire di notte per lunghe passeggiate, e questo fatto costituiva già la prova della sua instabilità mentale perché camminare di notte per le vie buie della Pavia del 1750 era una follia. In una di queste uscite fu colpito da una specie di “insulto” che oggi viene definito infarto. Fu soccorso e ricoverato al S. Matteo.
Presupposta l’imminente morte, il cappellano dell’ospedale volle provvedere alla salvezza della sua anima, il Fasoli però, in una fase di sanità mentale rifiutò i conforti della Fede. Il Cappellano chiese allora l’intervento del Padre Guardiano dei Cappuccini, un religioso in odore di santità. Il Padre, volendo a tutti i costi dare l’assoluzione all’infermo, si accontentò di una stretta di mano. La stretta di mano apparve insufficiente per la curia vescovile e quindi negati i funerali religiosi, come era in uso nel tempo il corpo fu legato ad un’asse attaccato ad un cavallo e trascinato di notte verso il bastione della Darsena e lì sepolto (località Idroscalo). Questa tumulazione strana diede corso alle leggende riguardanti Fasulin e la sua casa, quell’antro misterioso che esisteva nel muraglione della Darsena. Si raccontava che il fantasma uscisse di notte e, trasformandosi in bianco spettro vagasse nei dintorni con fare minaccioso. Lo spettro usciva per molestare le case vicine e per suonare la campana del vicino convento dei Cappuccini; poi si narrò di gemiti, fragore di catene, di voci fioche che uscivano dall’antro.