Il Parco fluviale del  NeraIl territorio del Parco Fluviale del Nera ha un andamento prevalentemente longitudinale, è attraversato dal corso medio – inferiore del Nera per circa 20 chilometri ed è caratterizzato da uno stretto fondovalle dominato da alti rilievi boscosi. I punti di interesse sono la Cascata delle Marmore a Terni e l’Abbazia di san Pietro in Valle a Ferentillo
La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, tra le più alte d’Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti.
Essa si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera.
Il nome deriva dai sali di calcio presenti sulle rocce che sono simili a marmo bianco.
Le acque della cascata sono sfruttate intensamente per la produzione di energia elettrica, nella centrale di Galleto. Questo fa si che la cascata vera e propria non sia continuamente funzionante, ma per la maggior parte del tempo si riduce alle dimensioni di un torrente. Il bacino del lago di Piediluco funge da serbatoio idrico per la centrale, costruita nel 1929, capace di produrre energia elettrica con una potenza di circa 530 MW. Per regolare il funzionamento della centrale e per permetterne la visione a tutti, in orari e periodi definiti, la cascata viene fatta funzionare alla massima portata: un segnale acustico avvisa dell’apertura delle paratoie di regolazione, e in pochi minuti la portata aumenta fino al valore massimo. Normalmente, la cascata funziona un paio di ore al giorno, con orari di funzionamento prolungati in occasione di giorni festivi. Si accede ai punti di osservazione migliori previo pagamento di un biglietto d’ingresso.
L’abbazia di San Pietro in Valle a Ferentillo è una delle più antiche dell’Umbria ed è una delle poche testimonianze di architettura longobarda nella regione. Secondo la tradizione fu edificata da Faroaldo II, duca di Spoleto fino al 728, in forme paleocristiane, in onore dei santi eremiti Lazzaro e Giovanni, anacoreti siriaci, che vissero per 40 anni in una grotta nei pressi dell’attuale chiesa.
Stando alla leggenda San Pietro sarebbe apparso in sogno a Faroaldo II, invitandolo a costruire una chiesa e un monastero in suo onore, ove avesse incontrato un santo eremita di nome Lazzaro.1 Recatosi a caccia in Valnerina, s’imbatté nel santo eremita già osservato nella visione. Attorno al piccolo Oratorio, sorse così laChiesa dedicata a S. Pietro e il Monastero che adottò la Regola di S. Benedetto. Ivi Faroaldo, rinunziando al Ducato, vestì l’abito monastico, morì in concetto di santo nel 728 e venne tumulato in un bellissimo sarcofago di tipo asiatico, tutt’ora presente all’interno della chiesa. La chiesa si presenta con facciata a capanna, oculo e portale rinascimentali, rivolta verso l’antico accesso da Spoleto. L’interno, a navata unica coperta con capriate, è decorato con un ciclo di affreschi con Scene del Vecchio e Nuovo Testamento che costituisce uno dei capisaldi della pittura umbra del XII secolo. Il transetto termina con tre absidi semicircolari; quella centrale è preceduta da un antecoro, secondo i modelli dell’architettura ottoniana. L’altare maggiore, frutto degli arbitrari restauri del 1931, è composto da frammenti dell’antica iconostasi del secolo VIII che doveva ornare la chiesa longobarda. La lastra che funge da paliotto, commissionata dal duca di Spoleto Ilderico, è scolpita e firmata da un “Ursus Magester”. Nel braccio sinistro del transetto la mensa d’altare è composta da due sarcofagi romani sovrapposti che, secondo la tradizione, contengono le spoglie dei Santi Lazzaro e Giovanni, mentre nel pilastro orientale del braccio destro del transetto è murato un sarcofago romano del tipo a colonna, che si ritiene la sepoltura di Faroaldo II. Il possente campanile a quattro ordini è databile alla fine del secolo XI.Il complesso monastico, di proprietà privata è stato recentemente ristrutturato per destinarlo alla ricettività come residenza d’epoca.