IL PATTO DI AMISTA’Lungo il basso corso del fiume, a circa 30 km da Venezia, si trovano due Comuni divisi dal Piave: San Donà di Piave e Musile di Piave. San Donà (il toponimo significa San Donato) e Musile (il toponimo di diga, argine) durante il Medioevo erano due piccole comunità di una zona paludosa, aggregate attorno alle loro rispettive chiese e santi patroni. Secondo la leggenda, “il patto d’amistà” (il patto d’amicizia) tra le due comunità risale a quegli anni, quando una disastrosa alluvione deviò il corso del fiume Piave (nel 1258 per lo storico Teodegisillo Plateo, nel 1383 secondo altri studiosi). Fu un fatto così straordinario che dovettero essere ridefiniti i confini territoriali. La piccola chiesa di San Donato segnava il confine tra due diocesi: il Patriarcato di Aquileia da un lato e la Diocesi di Torcello dall’altro. La chiesetta, già in Sinistra Piave (lato sandonatese), si ritrovò sulla destra del fiume, in territorio di Musile. La comunità San Donà si ritrovava così privata della propria identità perché la chiesa, dedicata al suo patrono, si ritrovava dall’altra parte del Piave. Da qui il compromesso: lasciare il nome di San Donato all’attuale centro urbano di San Donà, con il diritto di festeggiare il santo a Musile. A compenso un patto solenne: che la “bagauda”, ovvero la comunità di San Donà dovesse offrire agli abitanti di Musile per sempre, il 7 agosto di ogni anno, due capponi (“gallos eviratos duos”) vivi, pingui e ottimi. La manifestazione è stata ripristinata a partire dal 1957 e si svolge ogni anno con il patrocinio dei due Comuni e della Regione Veneto.