LA LEGGENDA DELLA BOREATutti sappiamo che Trieste è famosa anche per il forte vento che la caratterizza, la Bora, della quale sentiamo spesso parlare nei telegiornali per la violenza con cui “attacca” la città; ma dobbiamo sapere che non è solo un vento per i triestini, è da tempo diventata un’entità che fa parte della tradizione e delle leggende locali.
Tra queste possiamo riportare la più diffusa che giustifica il carattere distruttivo della Bora come ira scatenata dall’amore ostacolato tra due divinità, tema universalmente trattato nella tradizione poplare.
Borea, vento gentile che soffiava in primavera sul Carso incontra un giorno il Re degli Alberi, Tanaris che aveva il suo trono in una vecchissima quercia.
S’innamorarono immediatamente e vissero un estate in piena felicità.
Al sopraggiungere dell’inverno, Borea deve lasciare il posto ai venti invernali freddi.
L’inverno che sopraggiunse fu talmente rigido che gli uomini furono costretti a tagliare molti alberi sia per rinforzare che per scaldare le loro case.
Ai piedi della vecchia quercia, affinchè il dio o comunque una divinità che vivesse nell’albero lo lasciasse, offrirono doni prima di tagliarlo.
Tanaris, il Re degli Alberi senza dimora dovette ascendere al cielo e restare definitivamente nel paradiso degli dei. La primavera successiva Borea non trovando la vecchia quercia capì di aver perduto il suo grande amore ed impazzì dal dolore giurando vendetta contro gli uomini.
Si trasformò per il dolore in una strega rifugiandosi in una grotta a piangere sull’amore perduto e usciva solo per distruggere con tutta la forza del suo dolore e rabbia le case degli uomini.
Si dice che ascoltando il vento soffiare si possa sentire ancora oggi le sue grida ed il suo lamento di dolore per l’amore perduto.