LA PIPA CHIOGGIOTTALa prima testimonianza certa dell’esistenza delle pipe in terracotta a Chioggia è datata da un reperto che porta l’iscrizione di una data 1655. Ma senz’altro qualche decennio prima a Chioggia l’attività era già viva. Costruita con l’argilla del fiume Po, la pipa fino alla metà del 600 era un oggetto molto semplice, in terra rossa. Il secondo periodo fino alla metà del 700 vede maggior raffinatezza nella forma con fregi di varia natura e l’introduzione della smaltatura. Il terzo periodo inizia con la metà dell’800. le pipe non vengono più smaltate e la terra, trattata con l’acqua salata assume, una volta cotta, il caratteristico giallo avorio. La lavorazione è accuratissima. Le pipe diventano piccole sculture. Alla fine dell’800 costava, a seconda della bellezza, uno o due centesimi. Si vendeva separata dalla “canna”, il bocchino, che costava un centesimo. Particolarmente importante è che la pipa chioggiotta con il suo potere assorbente dà un fumo depurato da catrame e nicotina. La pipa chioggiotta oggi: Gli australiani hanno chiesto di vederla e provare a fumarla. Negli U.S.A. per i raffinati è un segno di distinzione. In Europa, svizzeri, tedeschi, ed inglesi e recentemente anche gli spagnoli hanno cominciato a mostrare interesse crescente. La pipa chioggiotta sta ritornando, lentamente, in possesso della fama che ebbe per tre secoli, ai tempi della Serenissima Repubblica Veneziana. Artefice di questa impresa è Giorgio Boscolo, artigiano e artista, l’unica persona a Chioggia che costruisce le pipe così come erano fatte nel 1600. Dopo il 1945, dice, morto l’ultimo piparo della città non ci fu più nessuno che si preoccupò di conservare la tradizione. Ne costruisce 5-6 mila all’anno, sostiene Giorgio Boscolo, anche se le richieste sono più elevate. Ma non voglio lavorare di più, mi mancherebbe il tempo di andare in giro a raccogliere i cocci di ceramica sparsi per le terre di Chioggia.