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STRADA DEL RISO VIALONE NANO VERONESE IGP

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Via Vittorio Veneto, 4
37063 – Isola della Scala (VR)
Tel. 045 7300089 int. 4
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Una Tradizione Antica
La coltivazione del riso nel territorio veronese ha una tradizione antica, conservata e valorizzata dalla passione e dalla competenza di alcuni pilatori della nuova generazione che amano profondamente la loro terra. La diffusione della coltura del riso si ebbe nel Basso Veronese ad opera del patriziato veneto intorno alla metà del 1500 e con essa la simultanea costruzione delle pile che sfruttavano la forza dei corsi d’acqua e che per secoli non ebbero rilevante evoluzione tecnologica.

La Coltivazione
All’inizio della primavera i risicoltori preparano i terreni che dovranno accogliere i semi del Riso Vialone Nano. L’ acqua di risorgiva entra a fiotti nelle ampie distese dove i semi germineranno in immersione. Dopo qualche giorno, essa potrà essere sottratta alla risaia: la pianta di riso potrà così ancorarsi più sicura alla terra. Da questo momento inondazioni e asciutte accompagneranno gli stadi vegetativi della coltura. Ad estate inoltrata, la pianta del Vialone Nano Veronese raggiunge la massima altezza. Le spighe raggiungono una maturazione perfetta a fine settembre. Il riso grezzo, il risone ,dopo un’accurata essicazione, viene trasferito nei magazzini delle aziende per la lavorazione..

La Lavorazione del Riso
I processi di lavorazione del Riso Vialone Nano Veronese I.G.P., abbandonata quasi completamente la lavorazione con i vecchi pestelli, sono effettuati con apparecchiature di avanzata tecnologia, ma continuano ad essere nella sostanza molto semplici. Il riso arriverà ai consumatori senza aver subito alcun trattamento chimico e nessuna manipolazione. Il riso grezzo viene innanzitutto asciugato in impianti ad aria calda e successivamente i granelli, liberati dagli strati esterni, subiscono la sbiancatura, risultato di un semplice processo meccanico di sfregamento. Vengono quindi sottoposti ad una selezione con griglie a lettori ottici capaci di riconoscere e separare, impurità e chicchi difettosi. A questo punto il Riso Vialone Nano Veronese I.G.P. è pronto per essere impacchettato e proposto ai consumatori.

IL CONSORZIO DI TUTELA DEL RISO NANO VIALONE VERONESE IGP
L’ Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Vialone Nano Veronese” si riferisce soltanto a riso ottenuto da semi selezionati della specie japonica della varietà Vialone Nano.
Sulla purezza della varietà, sui metodi di coltivazione, di lavorazione e di presentazione al consumo vigila il Consorzio per la Tutela del Riso Vialone Nano Veronese, che raggruppa aziende impegnate nel rispetto di un disciplinare di produzione approvato e registrato dalla Comunità Europea.
Il Riso Vialone Nano Veronese I.G.P. deve presentare le seguenti caratteristiche al consumo: il chicco di grossezza media, di forma tonda e semilunga, con dente pronunciato, testa tozza e sezione tondeggiante. Deve apparire di colore bianco, privo di striscia.

Le prime pile da riso vennero impiantate dai primi del Seicento in poi contestualmente alla messa in coltura del nuovo cereale.

Un cronista della fine del settecento, Attilio Magri, così descriveva questi “opifici”: pile o piste coi pestoni di legno a musone ferrato mossi da bracci sporgenti o palatron di un così detto maschio ossia grosso albero di legno forte, ben arrotondato, girante sopra il proprio asse, saldamente fissato alle estremità. Questi pistoni abbandonati ad una certa altezza dai palatron del maschio in movimento, cadendo sul risone vestito della sua buccia e costretto in una buca ellissoidica di marmo levigatissima nelle sue parti interne, ne determina la separazione della buccia e successivamente dell’epidermide che va in semola o bulla lasciando dopo lunga operazione bianco il grano. La maggior parte delle pile risultava essere di uso interno dell’azienda agricola e dietro compenso alcune servivano anche per i terzi. Risaia e pila erano dunque una unica realtà economica produttiva.

A conferma che la pila era un tutt’uno con la risaia quando un grosso proprietario prendeva in esame di introdurre la nuova coltura del riso oltre alle spese preparatorie per il terreno, all’onere per l’acqua necessaria ed altro doveva prevedere anche la Fabbrica cioè l’aja per battere, seccadora, Granajo, Pila, Magazzeno per il riso, che resta pilato, e casa pel Risaro.
Un alle Pile da Riso si ebbe verso il 185o quando venne presentato un nuovo sistema di pilatura. Il risone con la nuova attrezzatura sarebbe passato attraverso una serie di macchine denominate Prima Grola (doppia mola verticale in ghisa), Brillo (doppia mola orizzontale in pietra), Seconda Grola (che agiva in due riprese) e Lucidatore.

Era la fine del vecchio sistema a piloni o pestoni troppo lento e con una resa modesta legata al fatto che spesso il riso veniva frantumato con una eccessiva produzione di risina di scarso valore mercantile. Si apriva la strada al moderno sistema di pilatura del riso.
Dopo il 1945 praticamente quasi tutte le pile presenti nella varie corti che non si era potuto o voluto adeguare tecnologicamente cessarono la loro attività.
Oggi praticamente tutte le pile hanno abbandonato il vecchio sistema a pistoni. Nessuna moderna riseria adotta, se non per motivi “di prestigio” e per una limitata attività, il sistema a forza idraulica.
Tra le meglio conservate e visitabili,

1612 – La Pila di Corte Boschi
La “Pila dei Boschi” apparteneva originariamente ai Brà che il 21 gennaio 1612 avevano chiesto l’autorizzazione di costruirla ed, una volta pagata la somma dovuta, ricevettero l’investitura.
Attualmente la pila esiste ancora in tutta la sua struttura, anche se da tempo è inutilizzata. Ed anche se ai secolari cinematismi sono stati aggiunti macchinari più moderni, la grande ruota a pale è sopravvissuta come documento della tecnologia del passato e sono anche sopravvissute le pile, mortai ricavati da un monoblocco di marmo, ed i pestelli che con il loro movimento ritmico azionato dalla ruota liberavano il riso grezzo “rison” dalla “pula”.

1644 – La Pila Vecia
La “Pila Vecia”, situata Passolongo di Isola della Scala, qualche chilometro oltre Buttapietra, deve il suo nome al fatto che, fino al dopoguerra, esisteva nella stessa contrada, un altro edificio per pilare il riso. Ma “vecia” lo è anche in assoluto, se si pensa che la sua origine risale alla metà del secolo XVII; infatti da documenti in possesso dall’Archivio di Stato di Venezia, risulta che la richiesta per poter costruire la pila fu inoltrata alla Serenissima il 26 aprile 1644 da Domenico Cristato, latifondiere del tempo, e che nel 1656 essa era già da tempo funzionante.
Le 9 “pile” ricavate in un monoblocco di marmo rosso di Verona e i relativi pestelli sono ancora funzionanti. Con il loro movimento ritmico liberano il riso grezzo, “rison”, dalla pula, una lavorazione che richiede tempi lunghi e brigose operazioni a mano. Il riso che se ne ricava presenta un aspetto meno accattivante, ma conserva intatte le qualità nutritive e di gusto, e ha tempi di cottura maggiori.

1648 – il mulino Gazzani
Il mulino “Gazzani “, che da qualche decennio ha cessato di macinare grano per essere usato esclusivamente come pila da riso, ha origini che risalgono tra la fine del ‘400 e i primi anni del ‘500. E’ dato sapere, secondo documenti del Catasto Austriaco, che i macchinari per la lavorazione del riso sarebbero stati aggiunti nell’anno 1648. Attualmente appartiene ai Soave che continuano la secolare tradizione della pilatura del Riso Vialone Nano e del Riso Carnaroli. Ancora oggi le due grandi ruote idrauliche, azionano vecchi e originali meccanismi che consentono la lavorazione del riso .Una lavorazione rimasta “immutata” negli anni e tuttora funzionante, è quella realizzata dai ” Pestelli ” (degli iniziali trentasei utilizzati fino alla seconda Guerra Mondiale, oggi solamente otto sono rimasti in uso), trattasi di meccanismi verticali di legno lunghi circa due metri la cui estremità inferiore termina con una parte appuntita in metallo.

La Fiera del Riso di Isola della Scala (Vr) è nata nel 1967, continuando di fatto la tradizione delle feste che si tenevano nelle campagne della pianura Padana alla fine del periodo del raccolto. All’inizio si trattava di un unico piccolo stand situato al centro del paese che per un fine settimana serviva risotto e vino. Oggi La fiera, cresciuta con costante accelerazione negli ultimi 15 anni, ha visto aumentare la durata della manifestazione fino ad oltre 3 settimane a cavallo tra settembre ed ottobre. Conta circa 500.000 ospiti, risultando così l’evento enogastronomico più visitato in Italia.
Il protagonista della Fiera è il Nano Vialone Veronese Igp. Questo riso, coltivato in una zona circoscritta della Pianura Veronese, è stato il primo in Europa ad ottenere il prestigioso marchio d’Indicazione Geografica Protetta (1996). Il disciplinare prevede la produzione in una ventina di comuni scaligeri.
L’evento si tiene in parte all’interno di una struttura moderna in legno e vetro, il Palariso, così denominata perché dall’alto ricorda appunto un chicco di riso. Il Palariso è un open space di 4.800 metri quadrati circa. È stato inaugurato nel 2011. Accanto al Palariso, durante la Fiera del Riso, viene montata una tensostruttura di maggiori dimensioni per contenere tutti i visitatori e gli stand gastronomici.
La particolarità della Fiera del Riso sta nella filiera cortissima dalla risaia al piatto. Infatti il riso ad Isola della Scala, e nei limitrofi comuni veronesi, viene coltivato da piccole aziende famigliari che in buona parte si occupano dell’intera filiera: coltivano, pilano, confezionano, cucinano e vendono riso e risotto. Riso a meno di km 0: una delle risaie dove si coltiva il prodotto poi servito alla Fiera del Riso dista soli 70 metri dall’area fieristica.
Il risotto all’Isolana è in assoluto il più servito. La ricetta rappresenta una tradizione talmente importante che nel 1985 l’allora sindaco del Comune di Isola della Scala la rese ufficiale con una delibera. Oltre alla tipica ricetta all’isolana in tutto tra stand, concorsi e serate gastronomiche a tema, il riso viene servito con circa 100 diverse ricette.
Durante la manifestazione si tiene anche il Top Show, un evento nell’evento che porta a Isola della Scala chef e ristoratori provenienti da diverse regioni Italiane. Ogni portata al Top Show viene abbinata dai sommelier dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) a vini provenienti dai territori degli chef.
In Fiera non si trovano solo risotti, ma anche pizze e dolci con farina di riso, sushi con pesce d’acqua dolce, arancini, paella.

TRA TERRA ED ACQUA
Il Basso Veronese offre svariati percorsi naturalistici ricavati in un territorio che per secoli è rimasto quasi del tutto intatto.

Palude del Brusà – Cerea. Anch’essa in un paleoalveo dell’Adige occupato poi dal fiume Menago, si estende per circa 30 ettari. La palude è gestita dall’Associazione Naturalistica Valle del Brusà; l’orario di visita è il secondo sabato del mese e l’ultima domenica del mese sia al mattino che al pomeriggio con guida. Possibilità di altri orari contattando l’associazione.

Palude del Busatello – San Pietro in Valle Gazzo Veronese. E’ gestita dal WWF e viene alimentata da un corso d’acqua artificiale. Si estende per circa 81 ettari. Gestita e controllata dal WWF è aperta il mercoledì e il venerdì per visite guidate. Possibilità di noleggio biciclette.

Palude della Pellegrina – Isola della Scala e Nogara. E’ una palude privata ma lungo il suo perimetro si snoda un piacevole percorso arginale. E’ possibile una visita contattando il Consorzio di Bonifica Agro Veronese Tartaro Tione Conagro.

Parco Valle del Menago – Salizzole – Bovolone. E’ un tipico parco ambientale aperto a tutti dove si è ricreato il tipico ambiente umido di pianura. Al suo interno è stato pure riprodotto un villaggio archeologico. Possibilità di visite guidate contattando lo I.A.T. Informazioni Accoglienza Turistica di Bovolone.

I CASTELLI
Già nell’Alto Medioevo le autorità ecclesiastiche ed i sovrani avevano permesso agli abitanti della pianura veronese di erigere strutture difensive per proteggersi dalle scorrerie degli Ungari: a Nogara e a Cerea per esempio si costruirono delle fratte o delle primitive strutture di pietra a difesa delle ville che si erano appena create nel X secolo.

Il sistema fortificatorio si sviluppò in maniera consistente allorché gli Scaligeri salirono al potere a Verona dal 1277: si ampliarono le mura cittadine e tutto il territorio venne suddiviso amministrativamente in colonelli e capitaniati, protetti con imponenti opere di fortificazione.
Tra i resti significativi quelli di: Sanguinetto, Salizzole, Isola della Scala, Oppeano,Nogarole Rocca.

LE CHIESE ROMANICHE
Le prime chiese che sorsero nella campagna veronese andarono distrutte, come quelle della città di Verona, con il terremoto del 1117, lo stesso che fece crollare quanto rimaneva dell’anello esterno dell’Arena di Verona. Se in città i lavori di ricostruzione portarono alla creazione del tipico “Romanico Veronese” caratterizzato dall’alternanza di conci di tufo e filari di mattoni, qui si cercarono di riutilizzare materiali in sito, di epoca romana e longobarda.

A Isola della Scala, isolata nella campagna si trova la Chiesa della Bastia, la testimonianza più antica del paese. Un’epigrafe incastonata in facciata sul lato sinistro del portale reca incisi i nomi dei costruttori e l’anno di edificazione, 1126.

Vicino al fiume Tione ad Erbè, sorge la piccola chiesetta romanica di Santa Maria Novella dell’Erbedello. Antica proprietà dell’abbazia di S. Zeno, l’Erbedello appare citato per la prima volta nell’elenco delle ville del distretto veronese compilato dai procuratori del comune di Verona nel 1184.

A Gazzo Veronese , sul fiume Tartaro si trova la chiesa di Santa Maria Maggiore. All’epoca longobarda si riferiscono alcuni frammenti lapidei facenti parte della recinzione presbiteriale dell’edificio. All’interno si conservano visibili resti della pavimentazione musiva dell’impianto originario databili tra l’VIII e il IX secolo.

A Cerea, altro notevole esempio di edificio romanico è la chiesa di San Zeno. sorta secondo la tradizione per volontà di Matilde di Canossa e che presenta un caratteristico impianto a tre navate, separate da pilastri ricoperti da affreschi duecenteschi.

Sulla strada che da Bovolone porta a Concamarise, si trova la pieve di S. Giovanni Battista in Campagna. conosciuta come S.Zuan. La Chiesa originariamente a tre navate conserva quella centrale e quella di sinistra. Sembra che le sue origini siano da ritrovarsi nel lontano VIII secolo.

L’ORIGINE DELLA VILLA
La presenza dell’uomo nella pianura veronese è testimoniata a partire dal Neolitico antico (circa 4.500-4.000 a.C.). Colonizzata dai Romani nel I sec. a.C., in epoca imperiale essa vide una profonda trasformazione: lo scavo di fossati e canali condusse alla regolamentazione delle acque, mentre la costruzione di arterie stradali, quali la Via Claudia Augusta Padana e la strada che collegava Mantova ad Este, la posero al centro di traffici commerciali di livello interregionale.

Il dissesto idrografico che si ebbe in seguito alla caduta dell’Impero Romano, favorì nell’Alto Medioevo, durante il periodo longobardo e franco, lo sviluppo di boschi e la nascita di aree paludose. Grazie all’opera svolta dai monaci benedettini queste aree vennero bonificate e pian piano sorsero delle “ville”, centri abitati che iniziarono ad essere documentati a partire dal IX sec. d.C. L’incremento demografico che si ebbe in epoca precomunale e comunale ed il conseguente aumento del fabbisogno alimentare, resero necessari un massiccio disboscamento e la messa a coltura di nuove terre. Dopo il periodo di dominazione scaligera, alle soglie del XV sec., Venezia favorì l’investimento fondiario dei cittadini veronesi e veneziani; essi crearono ben presto delle aziende agricole i cui centri operativi dove si concentrarono i mezzi di produzione e le abitazioni dei lavoratori furono le “corti rurali”. All’interno di esse, le vecchie case da patron, dovendo essere consone allo status sociale e all’importanza raggiunta dalle famiglie che avevano investito nella terra, si trasformarono in case da villeggiatura: nacquero così le “ville”.

I MUSEI
Oltre a vari insediamenti archeologici all’aperto in corso di scavo (particolarmente importante quello dell’Olmo di Nogara) varie raccolte si vanno organizzando sotto forma di Musei, tra cui da rimarcare:

A Gazzo Veronese, nella Quattrocentesca villa Parolin Poggiani si trova il Museo Archeologico dove stati raccolti preziosi reperti visibili al pubblico.
Un altro importante Museo archeologico si trova nella ex Chiesa dei frati a Isola della Scala. Il museo ospita reperti che vanno dal periodo dell’età del ferro fino al periodo medievale.

A Bonferraro, presso Corte Brà dall’Oca il Museo della Civiltà Contadina; dove attraverso un percorso mirato, il visitatore ha la possibilità di rivivere il modo di vita dei contadini comprendendo anche l’evoluzione di utensili ed attrezzature utilizzate nei fondi agrari. Un analogo museo, di dimensioni più ridotte si trova alla Levà di Gazzo Veronese, presso Corte Lando

A Roverchiara , nella settecentesca villa Pindemonte – Fiumi che fu dimora di Lionello Fiumi, grande poeta degli inizi del Novecento si può visitare il museo omonimo. Le strutture murarie della Villa, oggi sede comunale, risalgono al XV secolo e furono trasformate dal marchese Pindemonte. L’edificio passò poi per via matrimoniale al poeta Fiumi, il quale lo dotò di decorazioni in stile liberty.

In corso di allestimento i musei di Sanguinetto e Oppeano.

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