SILVANA MANGANO“Una scultura egizia”, “una donna ineffabile”, “un personaggio misterioso che nessuno riuscirà mai a capire fino in fondo”. Così descrivono Silvana Mangano, una delle più grandi attrici italiane, alcuni degli artisti che l’hanno incontrata sulla loro strada professionale.Figlia di un ferroviere siciliano e di una casalinga inglese, Silvana giovanissima inizia a lavorare come modella per case di moda prima in Francia e poi in Italia. Partecipa all’edizione del 1947 di Miss Italia, un anno particolarmente cinematografico con la Lollobrigida, Eleonora Rossi Drago e Lucia Bosé che vinse.Dopo alcune piccole parti arriva per Silvana il ruolo che la renderà famosa in tutto il mondo, Riso amaro di Beppe De Santis. Dopo aver provato ad entrare nel cast tre volte, viene scelta dal regista quando la incontra per strada sotto la pioggia. Il capolavoro drammatico del maestro del neorealismo su un gruppo di mondine tra le quali si nasconde la complice di un ladro di gioielli la consacrerà come sex symbol del dopoguerra (quei pantaloni corto e le calze scure per andare in risaia campeggiano sulla locandina). Sul set del film di De Santis conosce il futuro marito, Dino De Laurentiis.Dopo aver rifiutato le proposte di trasferirsi a Hollywood gira ‘Il lupo della Sila’ con Gassman. A soli 19 anni, il 17 luglio 1949, sposa Dino De Laurentiis con cui avrà quattro figli. Il loro rapporto sarà d’aiuto alle carriere di entrambi, in un primo tempo sarà persino la dimensione di diva internazionale di lei ad aiutare gli affari del marito.Negli anni Cinquanta la Mangano fa di tutto per affrancarsi dall’immagine sexy creata dal film di De Santis scegliendo ruoli più complessi come la ballerina che si fa suora nel film di Alberto Lattuada Anna; la prostituta di L’oro di Napoli di Vittorio De Sica (Nastro d’argento) e quella di La grande guerra di Mario Monicelli (dove si misura con il tono della commedia accanto all’amico Vittorio Gassman). Il film è presentato a Venezia (dove vince il Leone d’oro ex aequo con ‘Il generale della Rovere’ di Rossellini), Silvana arriva al Lido per presentarlo con la testa rapata, una scelta estrema per recitare nel ruolo di una ragazza iugoslava durante l’occupazione italo-tedesca in ‘Jovanka e le altre’.Ne Il giudizio universale di De Sica (1961) stringe amicizia con Alberto Sordi, da cui nascerà una relazione intensa e profonda che li porterà a lavorare insieme in molti film (tra cui La mia signora, Scusi lei è favorevole o contrario? e Lo scopone scientifico). Il secondo Nastro d’argento e un David di Donatello arrivano con Il processo di Verona di Carlo Lizzani in cui presta il volto ad Edda Ciano, mentre a partire dal ’67 con Edipo re la Mangano inizia un’intensa collaborazione con Pierpaolo Pasolini.Sarà il regista di ‘Ragazzi di strada’ e il maestro Visconti a segnare la seconda parte della sua carriera; con Pasolini che non amava gli attori ma era pazzo di lei gira un episodio de Le streghe (secondo David), Teorema e Il Decameron. Con Visconti gira invece un episodio de ‘Le streghe’ (film di cinque novelle di cui lei è assoluta protagonista), Morte a Venezia (altro Nastro d’argento come attrice non protagonista), Ludwig e Gruppo di famiglia in un interno con Burt Lancaster ed Helmut Berger.Segue qualche anno di pausa e di riposo ma la depressione di cui soffre da anni si aggrava: il 15 luglio 1981 infatti, suo figlio Federico, muore a soli ventisei anni in Alaska, per un incidente aereo durante la realizzazione di un documentario sui salmoni. Il dramma getta Silvana nella disperazione e mina il matrimonio con De Laurentiis (che negli anni aveva vissuto diversi periodi di allontanamento). Si trasferisce a vivere tra Parigi e Madrid con la figlia Francesca, dove produce arazzi e dove scopre di avere un tumore allo stomaco.Nel 1987, intuendo la sua morte vicina, partecipa al suo ultimo film, il capolavoro Oci ciorne di Nikita Mikhalkov, dove lavora con l’amico Marcello Mastroianni e si riappacifica col marito. Due anni più tardi, il 16 dicembre 1898 a soli 59 anni, muore a Madrid.